La Pietà. Michelangelo Buonarroti

Quando la mente e le mani vogliono creare bellezza

LA PIETA’ (Michelangelo Buonarroti)

Opera: Pietà di San Pietro
Data: dal 1498 al 1499
Materiale: originale in marmo statuario, calco in vetroresina
Dimensioni: calco al vero dall’originale; misura 175 cm in altezza e 95 cm in larghezza
Luogo di conservazione originale: Roma, Basilica di San Pietro

Michelangelo concepì la sua attività come un’incessante ricerca dell’ideale di bellezza: fu un artista poliedrico, che si sentiva fondamentalmente scultore, ma le cui capacità gli permisero di essere un genio in molte forme d’arte: scultura, pittura, architettura, poesia.

Crescendo il suo desiderio più grande era diventare uno scultore, mentre il padre voleva a tutti i costi che diventasse un letterato, per cui Michelangelo disegnava di nascosto…

Michelangelo è un autodidatta, concepisce l’arte come ispirazione interiore, furor dell’anima

Un Michelangelo poco più che ventenne, alle prime esperienze romane, scolpisce la Pietà, gruppo scultoreo raffigurante la Madonna con in grembo Cristo senza vita, quella che è una delle opere d’arte più famose nel mondo e unica opera da lui firmata: un giorno che Michelangelo entrò in San Pietro vide un gruppo di visitatori lombardi che lodavano tale statua ed uno di essi disse che era stata fatta dal Gobbo di Milano. Michelangelo entrò di notte in San Pietro e vi intagliò il proprio nome sulla cintola che attraversa il petto della Madonna: ANGELUS BONAROTUS FLORENTINUS FACIEBAT.

Scolpita nell’arco di un anno, l’opera determinò la notorietà di Michelangelo già in età giovanile.

Per Michelangelo la scultura era una pratica particolare secondo la quale l’artista aveva il compito di liberare dalla pietra le figure che vi sono già imprigionate, per questo egli considerava la vera scultura quella “per via di togliere” cioè di togliere dal blocco di pietra le schegge di marmo.

L’iconografia della Pietà come gruppo scultoreo era di origine tedesca, nata nel quattordicesimo secolo: una Vergine dal volto straziato dal dolore e solcato dalle rughe, quindi il volto di una donna anziana, mentre il corpo di Cristo appariva quasi scarnificato, irrigidito, coperto da tagli e ferite sanguinanti.

Michelangelo dà per la prima volta un’interpretazione del tutto nuova e sconvolgente a questo tema.

Splendido il contrasto tra l’ampio panneggio dato dagli abiti della Vergine e il corpo nudo di Cristo.

La sua mano destra quasi sospesa perché incespicata nel manto della madre, ci dà il senso della gravità della morte, mentre la Madre, bella e incredibilmente giovane, ci mostra un dolore contenuto che è già certezza di risurrezione.

Il gesto solenne che la caratterizza, con la mano sinistra allontanata dal corpo e con il palmo rivolto verso l’alto, sembra alludere alla sua rassegnazione alla volontà divina e a richiamare l’attenzione di chi guarda sulla tragedia del Figlio.

Quel gesto misurato sembra essere il punto dove tutte le energie dell’opera si riversano.

Oltre che dal contenuto, si è colpiti dall’opera anche per questioni tecniche.

La perfezione anatomica del corpo di Cristo, i suoi dettagli epidermici, come i polsi con le vene rese visibili dalla naturale affluenza del sangue verso il basso; le differenti peculiarità delle varie superfici raffigurate, come le zone ruvide e opache nel basamento di ispirazione naturalistica, con rocce e tronchi d’albero, o l’eccellente panneggio, che sul busto della Vergine ha un andamento spezzato a brevi intervalli, mentre dalla vita in basso le pieghe diventano larghe e massicce, tipiche di un tessuto pesante e volumetricamente consistente.

Tutto l’insieme è dolcissimo, con un’ armonica concordanza nelle congiunzioni delle membra: Michelangelo va al di là del reale.

L’opera scultorea della Pietà  sembra concepita in una dimensione che è al di là della realtà naturale, al di là dello spazio: la luce deve scorrere sulla forma levigata senza penetrarla, l’aria non deve avvolgerla ed offuscarla.

Riaffiorano in Michelangelo le tracce di un platonismo estremo che tramite la contemplazione delle bellezze terrene aspira ad una bellezza divina e si vale perciò dell’arte quasi fosse uno strumento d’amore un amore che non significa possesso esclusivo bensì dono totale: Michelangelo avvicina l’arte alla filosofia.

Michelangelo. Schizzo preparatorio. Musée du Louvre, Paris.

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7 thoughts on “La Pietà. Michelangelo Buonarroti

  1. anonimo 11 dicembre 2010 / 09:55

    Sono imbranato con la registrazione , comunque sono "sugess"
    nella descrizione dici che esiste un calco in vetroresina dell'originale , sapresti dirmi dove si trova?
    Sono a conoscenza di un positivo ottenuto in gesso da un calco in terracotta che è nelle stanze del Tesoro , ma di quelloin vetro-resina proprio non ne ero a conoscenza e vorrei vederlo .
    Grazie e complimenti per la magnifica descrizione dell'opera

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  2. windrosehotel 1 giugno 2005 / 09:32

    Davvero un colpo d’ala nella blogosfera, tornerò con calma a rileggermi questa pagina di ermeneutica della bellezza. Complimenti.

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  3. iquattroquarti 27 maggio 2005 / 11:02

    Ho lasciato anche un commento nel post precedente.Cmq grande anche il Michelangelo che estrapola la figura dalla materia come se in essa fosse già esistente. Sivi

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  4. liza_fieni 27 maggio 2005 / 00:41

    Interessante questo tuo post…
    Non so come mai tu non riesca ad aprire il mio blog….
    Hemmm..riprova..;-)
    Liza

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  5. walkerbho 26 maggio 2005 / 22:24

    Semplicemente meraviglioso questo post che prla di arte.
    Grazie un abbraccio Salvo

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  6. Cosette 26 maggio 2005 / 18:53

    M-e-r-a-v-i-g-l-i-o-s-o
    Complimenti per la spiegazione e la scelta delle immagini…..
    a presto, Cosette

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  7. marcofracassa 26 maggio 2005 / 17:13

    Grandissima pagina d’arte la tua Phil. Una meravigliosa descrizione di una delle opere più belle di tutti i tempi. Lo prendo come un regalo per il mio compleanno. A presto….spero di trovarne ancora di descrizioni così belle in questo magnifico blog.
    Marco

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