Passeggiate d’Autore a Roma

Un mio caro amico, scrittore, Paolo Melissi, ideatore delle Passeggiate d’Autore a Milano mi ha coinvolto in questo progetto che lui ha esteso su Roma.

Cosa sono queste Passeggiate d’Autore? 

In pochissime parole: sono delle Passeggiate culturali che uniscono reading e metropoli, scrittura e città: lo scopo finale è quello di avvicinare il cittadino alla città attraverso la lettura di libri e attraverso l’identità dei luoghi, e viceversa direi.

La Passeggiata d’Autore che mi è stato chiesto se volevo organizzare riguarderà i graffiti.

Si intitola : Metropolitan art crumbs. Graffiti romani tra Ripetta e Flaminio (più avanti c’è scritto come è nato questo titolo) e l’ho presentata, così come hanno potuto fare anche gli altri Autori delle altre Passeggiate,  a Roma il 21 giugno scorso, presso il Circolo degli Artisti in via Casilina vecchia, 42 – Roma.

La mia Passeggiata d’Autore si svilupperà lungo uno dei percorsi segnati nel tessuto urbano di Roma dalle opere della street artist romana Alice Pasquini (in arte AliCè), realizzando in questo modo una congiunzione tra città, architettura, scrittura, street art.

La Flaminia è storicamente nota per essere l’entrata da nord a Roma: così sarà per la mia Passeggiata d’Autore, la cui data di realizzazione è da definire ancora, ma avverrà entro l’anno, dopo l’afa estiva.

Entreremo attraverso la Flaminia nel centro storico di Roma come hanno fatto storicamente tutti quelli che sono arrivati da nord, varcando Porta del Popolo e seguitando su una delle  tre strade del Tridente romano, la via di Ripetta: sarà un percorso a cavallo tra la Roma contemporanea, la Roma settecentesca, cinquecentesca e quella antichissima.

Questo percorso nel cuore di Roma, fatto di storia e di architettura, negli ultimi anni si è arricchito di altra arte grazie alla street artist di grande talento AliCè (Alice Pasquini): i suoi graffiti, come metropolitan art crumbs (briciole d’arte metropolitana) che l’artista ha lasciato nel tessuto della città e che testimoniano il suo passaggio, segneranno i punti di sosta e insieme al contesto daranno spunto per le letture, che saranno basate in prevalenza su testi per ora ancora inediti.

Ma maggiori dettagli saranno dati prima dell’evento previsto per il mese di dicembre.

Qui intanto allego alcune fotografie e un video del Muro realizzato da AliCè proprio all’ingresso del Circolo degli Artisti a Roma.

Ecco qui un bel video realizzato durante la realizzazione del Muro

Little Movie! Alice Pasquini - Rome (IT)

Mostra di opere di M. C. Escher all’Auditorium di Renzo Piano

Nel week end abbiamo deciso di stare fuori casa tutto il giorno.
Avevamo voglia di vivere qualcosa tra il culturale e il ludico, così, dopo il pranzo cinese, abbiamo optato per andare a vedere qualche mostra, dato che a Roma c’è solo l’imbarazzo della scelta.
Individuata la mostra che ci aveva attratto di più, ci siamo diretti all’Auditorium di RENZO PIANO.
L’Auditorium è davvero uno spazio multifunzionale molto piacevole, l’intera struttura architettonica è superba, e puoi passeggiare tranqullamente, il verde si unisce gradevolmente a una serie di spazi a carattere culturale (sale per esposizione, sale per convegni, sale per i concerti, spazi per far giocare i più piccoli, la cavea, libreria, ecc.).
Vedi girare gente che è palesemente interessata a qualche forma artistica e culturale…e questo mi è piaciuto molto.
Noi abbiamo scelto di andare a vedere una piccola mostra delle opere di MAURITS ESCHER (MAUK), un piccolo ma superbo tuffo nel mondo di questo artista olandese che è sempre da riscoprire: mostra di opere e a conclusione un illuminante video di produzione giapponese, che ci ha tenuti là inchiodati fino alla fine a occhi spalancati e … bocca aperta!
Dopo, come d’abitudine, d’obbligo un giro nella libreria, dove lasciamo sempre un pò di euro:-)


M.C. Escher, “Day and Night,” woodcut, 15 x 28″, 1938


Auditorium di Renzo Piano, Roma

Verdi vallate romane – 1

E’ sera… ma ancora adesso ho negli occhi il verde stupendo delle vallate romane che ho percorso questa mattina per andare  a lavoro.
Ho fatto una strada diversa dal solito…Chiara, la mia carissima amica del cuore,  che adoro e che è anche la mia cantante lirica preferita (dovreste sentire che voce!), ieri sera mi ha spiegato (davanti ad una coppa di gelato alla crema con un pò di VOV sopra…mhmmmm buonissimo) che avevo pure questa possibilità, evitando il traffico della Flaminia: io vivo a nord di Roma.
Così questa mattina ho provato a fare questa strada… e lo spettacolo è stato indimenticabile.
La mia autoradio mandava pure casualmente, ma mai cosa più azzeccata, un bellissimo pezzo  – il piano di Keith Jarret – … e intorno a me, sotto un tiepido sole mattutino, scorrevano le verdi valli…: è stato “magico”…
Ho amato da subito la “terra”  di questa regione, il Lazio, che mi ha accolto…terra di un marrone impressionante…e ho capito ancora meglio come hanno potuto gli antichi romani costruire tanto e così bene, in questa terra dai colori così “teneramente caldi”, che ti avvolgono in un abbraccio e ti cullano….
E tutto questo poco fuori Roma… nella quale amo sempre immergermi, alla scoperta delle sue innumerevoli ricchezze.
Purtroppo non avevo con me la mia macchina fotografica, ma tenterò di fare qualche foto da postare prossimamente, sperando che riuscirò a trovare il tempo per scrivere!!!

Fontana di Trevi. Red passion… or red blood?

Red passion… or red blood?
Red Trevi, of course!!!

In questi giorni si parla molto della Fontana di Trevi, dopo quanto accaduto alcuni giorni fa, quando un “tipo”… un “artista” … un “futurista”… (un che?….) ha colorato di rosso l’acqua della settecentesca fontana romana progettata da Nicolò Salvi, riversando nella vasca una buona quantità di anelina, per fortuna con effetti non permanenti (per fortuna?).
Il gesto è firmato:  “Ftm Azione Futurista 2007”…
Una scatola contenente alcuni volantini è stata trovata al lato della Fontana di Trevi: la rivendicazione futurista2007 attacca fra l’altro la Festa del Cinema di Roma. Non a caso come obiettivo dell’azione è stata scelta la vasca d’acqua in cui Anita Ekberg si immergeva di notte sotto gli occhi di Marcello Mastroianni nella Dolce Vita di Fellini e dove Totò si divertiva a “trufffare” i turisti ingenui offrendo loro la Fontana stessa in vendita.”Inizia così – si legge nei volantini – per noi futuristi un nuovo millennio, una nuova adesione alle evolute tecniche e ai nuovi mezzi espressivi, interpretando un rinnovamento totale”.
Ma lo sconosciuto movimento si scaglia anche contro “società mercatocentrica”, che trascura “precari, disoccupati, anziani, malati, studenti, lavoratori” e finanzia iniziative come la Festa del Cinema descritta come “15 milioni di euro scialacquati, 2,5 milioni di euro solo per pagare il conto degli alberghi, e la chiamano festa”. Infine uno sberleffo al cinema di Roma: “Quattro cortigiane, una vecchia gallinaccia e un puffo – è scritto nel volantino – questo è il Cinema di Roma”.

        

Questo recente episodio che ha interessato la tanto “amata” fontana romana è divenuta una notizia che ha girato il mondo e si è aperto un ampio dibattito: il gesto del tipo è un gesto deplorevole o un gesto “artistico”?

Red passion… o red Blood?

Il Sindaco di Roma, Walter Veltroni, ha commentato dicendo che “si tratta di quel tipo di gesti a cui è estranea la cultura democratica. E’ un gesto – ha proseguito Veltroni – per far del male a una comunità, per esprimere rabbia, invidia, odio, un clima insomma che, in questo paese, dobbiamo cercare di debellare” con un’azione di “matrice democratica”.

L’atto vandalico ai danni della Fontana di Trevi, patrimonio non solo della città di Roma ma del mondo intero, è uno sfregio intollerabile che ci lascia sbigottiti” dice il capogruppo dei Verdi alla Camera Angelo Bonelli.

Il vicepresidente del Consiglio e ministro per i Beni e le Attività Culturali Francesco Rutelli ha espresso la sua “indignazione e preoccupazione per il gesto intollerabile e irresponsabile di vandalismo alla Fontana di Trevi”. “Se fosse già in vigore la legge da me presentata contro il vandalismo, contro i furti d’arte e i danni al paesaggio- sottolinea – avremmo strumenti molto più severi nei confronti di questi delinquenti”.

Di contro il segretario della Fiamma Tricolore, Luca Romagnoli, ha affermato: “E’ stato un grande atto dimostrativo, davvero ammirevole, davvero futurista. Anche perché non ha causato alcun danno permanente. Il sindaco Walter Veltroni si e’ arrabbiato per la contestazione e oggi afferma che è un gesto contrario alla cultura democratica”. E’ ovvio a nessuno piace essere criticati. Lui forse avrebbe preferito solo gli applausi per la sua festa del Cinema. Ma a Roma ci sono persone – aggiunge poi Romagnoli – che non pensano di certo al cinema, perché non hanno un lavoro stabile, sono in emergenza abitativa e non riescono ad arrivare alla fine del mese”.

Siamo estranei all’atto, non conosciamo la sigla ‘FTM Azione Futurista’ ma se si tratta di un’azione dimostrativa contro la pagliacciata della Festa del Cinema esprimiamo solidarietà a chi l’ha fatto” ha commentato Gianluca Iannone, responsabile di Casa Pound e padre spirituale del Circolo Futurista di Casal Bertone in merito all’atto vandalico. “Ci sembra una bella azione dimostrativa e quasi ci spiace non averlo fatto noi. Invece di spendere milioni di euro per una festa – ha detto ancora – avrebbero potuto costruire case, visto che a Roma c’è tanta gente che dorme per strada e nelle macchine”.

A parte i politici si sono poi pure scatenati molti “nomi importanti”…che forse per  il gusto di fare i trasgressivi, che fa più effetto e personalità, a ruota libera hanno lasciato commenti del tipo: “Fontana di Trevi Rossa. Finalmente! Evviva!”, ha scritto domenica su La Stampa Ugo Nespolo,pittore e scultore della pop art, commentando il gesto dell’uomo col cappellino che ha versato nella fontana due litri di anilina.
E ancora, sempre lui, scrive: «Meglio «delle idiozie educate di un Christo» o degli «impiccatini milanesi delle boutiques cattelanesche».

«È incredibile quante e-mail mi siano arrivate in poche ore», racconta Roberto D’Agostino, l’inventore del sito Dagospia, tutte a favore del gesto d’arte. In fondo, davanti a quell’immagine della fontana rossa, anch’io ho pensato: oddio, è risorto Andy Warhol!

«Ma sì, naturalmente i bigotti si sono spaventati, perché la creatività spaventa — attacca Oliviero Toscani, mago delle provocazioni — Finalmente invece ecco una cosa fresca: che bello, che meraviglia, una fontana rossa di un rosso che non è sangue, non è violenza. Un’azione molto futuristica, non c’è dubbio. Roma che ha ancora le mestruazioni, Roma che non è in menopausa, può avere ancora bambini, è ancora fertile».

Sembra che Toscani abbia pure incontrato il “tipo”, Graziano Cecchini, il presunto autore della beffa, che proprio ieri, davanti alla Questura di Roma, più futurista che mai, dettava ai cronisti: «C’è il rosso del Red Carpet, il rosso Valentino e il rosso Ferrari. Ora c’è anche il rosso Trevi».

Red passion… or red blood? Red Trevi, of course!!!

Poi si sono scatenati pure i sociologi, i filosofi, gli scrittori, i musicisti…

«Tenuto conto che non c’è stato danno, è stata un’alzata d’ingegno, una bravata — riflette serio il sociologo Franco Ferrarotti. Ma se c’è una scintilla di genio in questo atto sta proprio nella scelta del colore: rosso vero, vermiglio, che ha richiamato tutti alla realtà sanguinosa di quest’epoca».

«Ugo Nespolo ha ragione — osserva il filosofo Gianni Vattimo — quando dice che il rosso di Trevi può essere una via d’uscita al grigiore delle nostre città. Il problema delle città oggi è di essere grigie, la gente è infelice. Per questo trovo che la fontana rossa non sia stata una cattiva idea. Il paradosso estremo, però, se volete, è che il rosso nella fontana è stato sparso da uno di destra, a quanto sembra. L’unica speranza di vedere ancora il rosso in giro, dunque, sta dall’altra parte».

Allo scrittore Fulvio Abbate (Roma, guida non conformista alla città) la Fontana Rossa è piaciuta molto: «Sul momento ho pensato che fosse un’idea del sindaco. Mi sono detto: vedrai, è stato Walter, il direttore artistico di Roma, si è inventato la cosa più straordinaria di questa seconda edizione della Festa del Cinema, quella che tutti ricorderanno».

Fascino antico, il mito che risorge: Balla, Marinetti, Boccioni, Depero. Così ora si scopre un po’ futurista perfino Ennio Morricone, il grande compositore e premio Oscar alla carriera: «Quel tizio si merita una multa, ma ha avuto davvero un’idea geniale».

E cosa dicono ii critici d’arte, gli opinionisti e gli architetti?

Duccio Trombadori, critico d’arte, dice: «Per finire l’opera il fantasioso tintore avrebbe dovuto aggiungere un po’ di giallo. Sarebbe stata perfetta: fontana giallorossa, capolavoro del futurismo».

È stata una bravata indolore — afferma Giampiero Mughini, il celebre opinionista — Il futurismo andava contro le grandi istituzioni culturali mummificate e questa è stata un’azione contro la Festa del Cinema. Un gesto divertente, che farà bene anche al suo destinatario, il mio amico Walter Veltroni, che gode ormai di una devozione che a confronto Starace è niente».

E Renato Nicolini, architetto, padre indiscusso dell’Estate Romana, (docente alla mia Facoltà di architettura, “strampalato e tutto un personaggio”, un  mondo a sè, con il quale tante volte ci si intratteneva), ricorda: «Questo episodio mi ha fatto tornare indietro al ’67 quando noi della Fgci organizzammo una protesta contro il vicepresidente americano Humphrey e mettemmo l’anilina proprio nella Fontana di Trevi. Una dose omeopatica, in verità, non come quella usata dal neofuturista di venerdì. Mettemmo pure una bandiera del Vietnam sulla cupola di San Pietro e gettammo vernice gialla contro Humphrey all’uscita del Teatro dell’Opera. Veltroni, però, ancora non c’era. Troppo piccolo…».

Il bello di tutto questo è che ora il presunto colpevole nega tutto!

Così dice ai giornalisti che lo hanno intervistato:

Graziano Cecchini, perché l’ha fatto?
“Mica l’ho fatto io”.
Non è credibile: lei è stato ripreso da telecamere.
“Guardi che se fossi stato io non avrei alcun problema a dirlo. Anzi, domani (oggi) alle 10 di mattina darò la mia versione dei fatti assieme al mio avvocato in una conferenza stampa davanti alla questura di Roma”.
Ci sono le immagini che la ritraggono accanto alla fontana mentre versa il liquido rosso.
“Insisto: quello non sono io. È qualcuno che mi somiglia molto….Se fossi stato io continuerei su questa strada, mettendo alla berlina alcuni personaggi, magari versando loro del liquido blu sulla testa”.
Ma ad un certo punto della conversazione con i cronisti, l’accusato si tradisce, forse coscientemente, e ammette: “Chi ha apprezzato il mio gesto è un grande. Tutti mi rifiutano sia a destra che a sinistra. Sono un uomo libero, un artista, un futurista”.

…… uhm…

Mi chiedo: è giusto leggittimare un atto non autorizzato?
E’ giusto che per esprimere la propria artisticità o la propria diversità d’opinione si agisca su un Bene storico proprietà di tutti?
E’giusto agire sull’opera di un altro artista, anche se non è stato un atto permanente?
E’giusto mettersi in evidenza mondiale con azioni di forza come queste?
Possiamo considerate un gesto simile come “arte”? e che tipo di arte? arte moderna?
E’giusto che l’arte abbia dei connotati politici?
Chissà che ne pensa Oceano, il Dio del Mare….

E voi, cosa ne pensate?

Il Tempietto di S. Pietro in Montorio a Roma (1502) – Donato Bramante

Nel mese di ottobre ho aperto uno dei miei tre Corsi all’Università. Io insegno Storia dell’architettura 1 e Storia dell’Architettura 2. Ho iniziato con la Storia dell’Architettura 2, al secondo anno.

Il programma che svolgo è la prosecuzione di quello svolto al primo anno e parte dal Cinquecento fino all’inizio del Novecento… programma tosto da fare in soli tre mesi…ma si può fare, senza tralasciare nessuna fase e nessun stile architettonico! e modestia a parte fino ad ora ci sono sempre riuscita, ottenendo pure ottimi risultati da parte dei miei studenti, che adorano le mie lezioni (e di questo vado fiera, perchè per me il mio lavoro è dare  tutto quello che so…è riuscire a coinvolgere e a lasciare dei segni forti, è riuiscire a far vedere oltre quello che appare evidente, è condurre per mano lungo la storia che è vita, e mi rende felice sapere che per come lo so fare lascio anche un bel ricordo di me agli allievi e a chi mi ascolta).

Tra i più importanti architetti che fanno parte del Cinquecento ho scelto di iniziare a parlare ai miei studenti di Donato Bramante, noto per la realizzazione di questa famosissima opera che è il Tempietto di S. Pietro in Montorio a Roma… che consiglio di visitare…oltre che per il primo progetto realizzato per Papa Giulio II per la ricostruzione della nuova Basilica di S. Pietro a Roma.

Piccola opera d’architettura ma grande espresione del linguaggio classico rinascimentale.

Il Tempietto fu costruito nel cortile quadrangolare della chiesa omonima. Nel progetto originale pure tale cortile doveva essere circolare, poi non fu mai completato.

Edificio a pianta centrale, quindi martiryum secondo le regole classiche delle tipologie architettoniche cristiane risalenti al Paleocristiano e da qui al Romano, quì la tradizione vuole sia stato crocefisso S. Pietro. E i martiria avevano sempre pianta centrale.

Il Tempietto in alzato consiste in due cilindri: peristilio (colonnato) e cella, in pianta è una serie di cerchi concentrici, a partire dalle gradinate, al peristilio e alla cella.

Il peristilio, basso e largo, è composto da sedici colonne di granito di riporto (ossia prese da altri siti) di ordine tuscanico: la scelta dell’ordine architettonico nn è casuale. Era regola dall’antichità classica greca e romana che il tipo di ordine architettoncio scelto dovesse rappresentare la divinità per la quale il tempio veniva costruito: se per una divinità femminile si usava  il corinzio, se per una divinità maschile preferibilmente il dorico, che i Romani hanno evoluto in un successivo ordine detto tuscanico.

La differenza degli ordini architettonici è soprattuto riconducibile al tipo di capitello usato per il sistema della colonna, ed ha forme diversissime a seconda che sia dorico, ionico, corinzio, tuscanico, ecc….

Qui Bramante usa il tuscanico perchè è adatto alla figura e al carattere di S. Pietro…

Le colonne sorreggono una trabeazione classica decorata da metope e triglifi (tavolette lisce o scanalate) chiusa da una balaustra. Sulle metope sono rappresentati oggetti liturgici.

La cella alta è organizzata in due ordini, della stessa proporzione sia in altezza sia in larghezza, ed é costituita da un corpo cilindrico a tamburo con nicchie e finestre divise da pilastri, sormontato da un’ ampia cupola emisferica sia internamente che esternamente.

L’altezza della cella, fino all’attacco della cupola, è identico al diametro del peristilio: tutto è impostato secondo regole precise di proporzione, che a eco sono presenti in tutte le parti dell’opera.

Tutto è condizionato dal desiderio di Bramante di ricreare forme antiche da porre al servizio delle esigenze cristiane del suo tempo, ed il risultato è un’opera che diventa pietra di paragone per tutte le altre future.

Nonostante le sue minuscole dimensioni, tra l’altro,  il Tempietto contiene il germe dei successivi grandiosi progetti di questo architetto per la ricostruzione della Basilica di S. Pietro: è al Bramante che si deve la posa in opera dei quattro pilastri che, ingranditi e resi più solidi da Michelangelo successivamente, reggeranno la cupola progettata da Michelangelo della Basilica di S. Pietro a Roma, e al centro dei quali fu collocato il famoso Baldacchino, opera seicentesca del Bernini e Borromini….ma di questo magari ne parlerò più in avanti…

Ho voluto descrivere quest’opera architettonica perchè è sicuramente una delle opere più perfette costruite al mondo… per le regole di proporzione e di armonia geometrica di cui è palese testimonianza storica.