La casa biologica

In queso periodo sto lavorando ad un progetto interessantissimo: una “casa biologica”.
La bio architettura è un discorso nuovo per me, abituata a progettare pensando ai materiali tradizionali.
Però più vado avanti più sono coinvolta e più mi appare come una sfida, qualcosa con cui misurarmi inizialmente ad armi impari, e a  mano a mano sempre più alla pari.
I costi sono il problema  maggiore, perchè la finalità deve essere sempre anche di non “sbancare” il committente.
La progettazione bioecologica però si propone il recupero dell’attività edilizio-urbanistica ad una dimensione che riporti l’uomo al centro dell’abitare attraverso alcuni principi ben precisi:
• la salvaguardia del territorio e dell’ambiente circostante
• l’uso di materiali non inquinanti
• il minimo impatto ambientale ed energetico
• il massimo benessere psico-fisico.
Abitare nella dimensione della bioarchitettura significa assicurarsi uno stile di vita che riproduce e rispecchia i processi del nostro organismo, in particolare della nostra pelle.
Ognuno di noi, in bioedilizia, è protetto da 3 strati di pelle:
– la propria
– quella degli indumenti
– quella della casa.
Tre gusci-filtro che, interferendo in modo equilibrato con l’ambiente, determinano i nostri rapporti con tutto ciò che ci circonda.
La nostra terza pelle, la casa in cui viviamo, oltre a proteggerci con un comodo riparo deve respirare come noi permettendo lo scambio dell’aria, la libera uscita dei vapori e il passaggio delle energie naturali per il corpo e la mente.
La casa deve sorgere in un contesto ambientale in armonia con il nostro benessere, in sintonia con la nostra prima pelle. Perché la casa in cui viviamo sia la nostra prima, vera fonte di benessere.

Ogni casa biologica adotta materiali rigorosamente selezionati in possesso di alcuni fondamentali requisiti:
• puliti e privi di sostanze tossiche
• che non emettano vapori e polveri
• privi di particelle con odori biologicamente nocivi sia al momento della fabbricazione che dell’uso
• resistenti a batteri e virus
• con buona assorbenza ai rumori
• non in grado di emettere livelli dannosi di radiazioni
• sicuri dal punto di vista elettromagnetico evitando la conduzione e l’accumulo di elettricità statica.

I materiali impiegati nella costruzione devono essere in sintonia con l’ambiente, soddisfando delle regole:
• devono essere ingenerabili e abbondanti
• provenire da diverse fonti naturali
• essere prodotti con basso impatto sull’ambiente
• non devono essere inquinanti
• non emettere nell’ambiente vapori, particelle e sostanze tossiche nocive sia durante la fabbricazione che al momento dell’uso
• devono essere buoni conservatori di energia, con elevati valori di isolamento, per mantenere la casa fresca d’estate e calda d’inverno
• devono essere facili da mantenere e conservare, controllati e sperimentati
• devono poter essere utilizzati e riciclati.

Si…Forse questa casa sarà la mia più grande opera d’arte…e già sogno il giorno in cui apriremo il cantiere e potrò vederla diventare una realtà…
Penso al concetto di genius loci…e penso che per la prima volta sto realizzando un’abitazione che potrà pienamente esprimerlo…e sento di stare creando qualcosa che sarà un “organismo” : il “concreto” e “l’idea” uniti insieme, un’unica cosa…: questo èsarebbe il massimo per me come architetto-filosofo…
La mia formazione architettonica parte da Saverio Muratori (Modena 1910-Roma 1973), un architetto-filosofo riconosciuto come il fautore di un approccio disciplinare fondato sullo studio razionale dei caratteri tipologici dell’architettura e delle morfologie urbane, che ha basato tutto il suo operare su una ben precisa filosofia,  a cui ho aderito senza esitazione.
Studentessa universitaria ho letto tutti i suoi libri, assorbito tutte le sue teorie…e ancora oggi ne faccio tesoro, anche per l’onestà dell’impostazione teorica e costruttiva.
Spero sempre di riuscire ad essere una sua umile discepola.


Saverio Muratori, architetto