Il Tempietto di S. Pietro in Montorio a Roma (1502) – Donato Bramante

Nel mese di ottobre ho aperto uno dei miei tre Corsi all’Università. Io insegno Storia dell’architettura 1 e Storia dell’Architettura 2. Ho iniziato con la Storia dell’Architettura 2, al secondo anno.

Il programma che svolgo è la prosecuzione di quello svolto al primo anno e parte dal Cinquecento fino all’inizio del Novecento… programma tosto da fare in soli tre mesi…ma si può fare, senza tralasciare nessuna fase e nessun stile architettonico! e modestia a parte fino ad ora ci sono sempre riuscita, ottenendo pure ottimi risultati da parte dei miei studenti, che adorano le mie lezioni (e di questo vado fiera, perchè per me il mio lavoro è dare  tutto quello che so…è riuscire a coinvolgere e a lasciare dei segni forti, è riuiscire a far vedere oltre quello che appare evidente, è condurre per mano lungo la storia che è vita, e mi rende felice sapere che per come lo so fare lascio anche un bel ricordo di me agli allievi e a chi mi ascolta).

Tra i più importanti architetti che fanno parte del Cinquecento ho scelto di iniziare a parlare ai miei studenti di Donato Bramante, noto per la realizzazione di questa famosissima opera che è il Tempietto di S. Pietro in Montorio a Roma… che consiglio di visitare…oltre che per il primo progetto realizzato per Papa Giulio II per la ricostruzione della nuova Basilica di S. Pietro a Roma.

Piccola opera d’architettura ma grande espresione del linguaggio classico rinascimentale.

Il Tempietto fu costruito nel cortile quadrangolare della chiesa omonima. Nel progetto originale pure tale cortile doveva essere circolare, poi non fu mai completato.

Edificio a pianta centrale, quindi martiryum secondo le regole classiche delle tipologie architettoniche cristiane risalenti al Paleocristiano e da qui al Romano, quì la tradizione vuole sia stato crocefisso S. Pietro. E i martiria avevano sempre pianta centrale.

Il Tempietto in alzato consiste in due cilindri: peristilio (colonnato) e cella, in pianta è una serie di cerchi concentrici, a partire dalle gradinate, al peristilio e alla cella.

Il peristilio, basso e largo, è composto da sedici colonne di granito di riporto (ossia prese da altri siti) di ordine tuscanico: la scelta dell’ordine architettonico nn è casuale. Era regola dall’antichità classica greca e romana che il tipo di ordine architettoncio scelto dovesse rappresentare la divinità per la quale il tempio veniva costruito: se per una divinità femminile si usava  il corinzio, se per una divinità maschile preferibilmente il dorico, che i Romani hanno evoluto in un successivo ordine detto tuscanico.

La differenza degli ordini architettonici è soprattuto riconducibile al tipo di capitello usato per il sistema della colonna, ed ha forme diversissime a seconda che sia dorico, ionico, corinzio, tuscanico, ecc….

Qui Bramante usa il tuscanico perchè è adatto alla figura e al carattere di S. Pietro…

Le colonne sorreggono una trabeazione classica decorata da metope e triglifi (tavolette lisce o scanalate) chiusa da una balaustra. Sulle metope sono rappresentati oggetti liturgici.

La cella alta è organizzata in due ordini, della stessa proporzione sia in altezza sia in larghezza, ed é costituita da un corpo cilindrico a tamburo con nicchie e finestre divise da pilastri, sormontato da un’ ampia cupola emisferica sia internamente che esternamente.

L’altezza della cella, fino all’attacco della cupola, è identico al diametro del peristilio: tutto è impostato secondo regole precise di proporzione, che a eco sono presenti in tutte le parti dell’opera.

Tutto è condizionato dal desiderio di Bramante di ricreare forme antiche da porre al servizio delle esigenze cristiane del suo tempo, ed il risultato è un’opera che diventa pietra di paragone per tutte le altre future.

Nonostante le sue minuscole dimensioni, tra l’altro,  il Tempietto contiene il germe dei successivi grandiosi progetti di questo architetto per la ricostruzione della Basilica di S. Pietro: è al Bramante che si deve la posa in opera dei quattro pilastri che, ingranditi e resi più solidi da Michelangelo successivamente, reggeranno la cupola progettata da Michelangelo della Basilica di S. Pietro a Roma, e al centro dei quali fu collocato il famoso Baldacchino, opera seicentesca del Bernini e Borromini….ma di questo magari ne parlerò più in avanti…

Ho voluto descrivere quest’opera architettonica perchè è sicuramente una delle opere più perfette costruite al mondo… per le regole di proporzione e di armonia geometrica di cui è palese testimonianza storica.

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5 thoughts on “Il Tempietto di S. Pietro in Montorio a Roma (1502) – Donato Bramante

  1. minstrel 22 novembre 2005 / 11:38

    Beh, complimenti. Sarebbe bello se riuscissi ad unire in una categoria particolare tutti i post di riflessione di arte e architettura che hai fatto, hanno un valore unico! Complimenti (anche per la rosa sul balcone!!!!)

    Yours

    MAURO

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  2. ooohopla 22 ottobre 2005 / 15:16

    Che meraviglia, cara Phil!!! e come capisco l’entusiasmo che generi nei tuoi studenti e in chi ti ascolta!! Anch’io insegno, sai?!?, ma italiano e latino e al liceo e conosco bene la gioia che si prova nel trasmettere quello in cui si crede così tanto. Anche per me il Bramante è un personaggio centrale, specie per quello che la sua opera ha rappresentato nell’ispirazione degli architetti successivi.
    A presto!! 🙂
    ooohopla

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  3. anonimo 22 ottobre 2005 / 09:36

    Bello… proprio bello…
    Una delle prime cose di cui abbiamo parlato…

    Ciao Phil
    Diego

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  4. marcofracassa 21 ottobre 2005 / 12:06

    Che bello questo post. Davvero ottimo e interessante. Il Tempietto è una delle poche cose che non ho mai visto a Roma….mea culpa mea maxima culpa.Bacissimi all’arch. Phil

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  5. mfmt 19 ottobre 2005 / 19:40

    Andai a visitare il Tempietto di Bramante con un mio professore, Herr Frommel, proprio al primo anno d’università… Elegantissimo.
    Il Baldacchino è estremamente carico, sovrascolpito, ridondante, pesantissimo nella sua ricchezza. Non lo amo. Borromini è stato tanto espressivo, profondo, millimetricamente preciso, ossessionato da un rapporto arte vita totale, e Bernini ampio, spazioso, aereo, aulico, drammatico ma allo stesso tempo nobile…
    Ma ad ognuno i suoi pensieri, l’arte è grande!

    Mi piace

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